Fronteggiare gli Italiani di frontiera

Sono sull’autobus che dall’aeroporto Marconi di Bologna mi porterà in centro e che sta attaversando una nebbia fittissima. E il paragone è quasi scontato: l’economia italiana sta vivendo un periodo di miopia tale che costringe i talenti a prendere un aereo e sorvolare questa nebbia e la cecità del sistema Paese.
Quello che si è appena concluso è stato l’evento Fiordirisorse dedicato proprio agli italiani di frontiera, a quelli che, anche molti prima della Silicon Valley,decisero di giocare la carta della migrazione per dare voce ad un’idea. La loro idea.
Roberto Bonzio (bravissimo a tenere tutti a bocca aperta per 90 minuti!) ha citato nomi, frasi, concetti con un ritmo tale che è stato impossibile prendere una sola riga di appunti. Mi dispiace ma sono convinta che l’obiettivo era ben più ambizioso di una lezione di storia!
Bonzio ci ha mostrato e documentato che gli italiani sono bravi e parecchio. Ma non in Italia, purtoppo.
Per tanti motivi: perché siamo pigri e perché non mangiamo sushi solo “perché la pastasciutta è meglio” o forse perché, come afferma uno dei partecipanti, l’Italia è un paese per vecchi in cui migliori sono solo i più bravi a ripetere non a creare.
“Se i fondatori di Google fossero stati di Bologna” continua Formica “i genitori non avrebbero finanziato la loro idea ma avrebbero comprato un appartamento con quei 200.000 dollari e se fossero andati da un professore universitario avrebbero scritto un libro su Google e magari aperto una società di consulenti”.
Ora torno a casa ma non la malinconia che lascia questi discorsi. In fondo se Osvaldo Danzi e gli altri di Fiordirisorse riescono ad organizzare eventi così interessanti e partecipati è perché (voglio crederci!) abbiamo tutti voglia di essere protagonisti attivi e ti tenerci i cervelli qui. Tra la nebbia e i tortellini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *