Kit Kat Killer?

Da qualche giorno è tra i video più visti su youtube e i vari portali di informazione (corriere.it, repubblica.it…), stiamo parlando del video shock che Greenpeace ha prodotto per denunciare l’utilizzo dell’olio di palma per la produzione del KitKat da parte della Nestlè, con conseguenze dannose alla foresta pluviale indonesiana e alla sopravvivenza degli oranghi che la abitano.

Il video è molto forte e emotivamente duro. La protesta condivisibile.

Ma parliamo di comunicazione: come ha reagito Nestè a questo Crisis 2.0?

Il primo è stato un passo falso: la multinazionale, infatti, si è rivolta nientemeno che a Youtube e, appellandosi al diritto d’autore (?), chiesto la rimozione del video. Ma non si può e allora Nestè annuncia, a bassa voce, di iniziare ad utilizzare olio di palma sostenibile.

Il match prosegue: Greenpeace, non contenta, pubblica sul proprio profilo Facebook il logo modificato da Kit Kat a KILLER innescando un effetto virale sorprendente. Molti sostenitori, infatti, iniziano a sostituire la propria immagine del profilo con questo logo e a discutere con e sull’azienda e parlando di boicottaggio dei prodotti.

Sicuramente Nestè non è molto ferrata sul tema “Crisis Management 2.0” ed inizia a rispondere goffamente su Facebook e Twitter (avvertendo anche gli utenti sul fatto che non potevano modificare un logo registrato…?!)

Come giustamente commenta il clan di Ninja Marketing, in questi casi l’improvvisazione non solo non prema, ma aggrava anche l’effetto virale del messagio.

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